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San Coronavirus

30 Apr , 2020  

In questi giorni di quarantena obbligata

e quindi di negozio chiuso e di attività praticamente azzerata abbiamo più volte pensato a come sarà Ferrara e a come saranno l’Italia, l’Europa e il mondo intero dopo questa pandemia che si innesta ovviamente su tutta una serie di criticità già presenti da tempo nei nostri comportamenti civili, politici, economici, imprenditoriali, finanziari, umanitari e globali

Abbiamo sperato che questa pandemia, portando tutti i nodi al pettine, ci aiutasse a sbrogliarli e a dipanare le varie matasse e i groppi che per troppo tempo abbiamo ignorato dandoli per inevitabili mentre avremmo sempre dovuto cercare di risolverli sul momento, uno per uno, col contributo di tutti noi: cittadini, politici, economisti, manager ognuno per la propria parte, e tutti insieme: invece questo non sta assolutamente accadendo.

Anzi, se possibile, e davvero sembrava impossibile ma sta capitando, la pandemia sta incancrenendo e sta addirittura peggiorando e favorendo i comportamenti che di solito sono definiti con mala(qualcosa): malasanità, malavita, malafinanza, malapolitica . e malagestione comunque generalizzata e pervasiva.

San CoronavirusAbbiamo ad un certo punto sperato di poter definire questo virus come il “San Coronavirus” affidandogli le doti taumaturgiche di solutore inconsapevole delle nostre abituali magagne tanto da innescare un reset generale.
Questo non è purtroppo ancora avvenuto e i nostri comportamenti pubblici, privati e sociali lo stanno dimostrando ampiamente.

Tanto per usare un’immagine paradigmatica di questo nostro ragionamento è certo che qualcuno deve la propria vita alla quarantena che l’ha costretto a limitare gli spostamenti e quindi a non attraversare, come d’abitudine, il ponte crollato sul fiume Magra tra Albiano e Caprigliola.

San Coronavirus - Ponte crollato sul fiume Magra

San Coronavirus – Ponte crollato sul fiume Magra

Dal livello politico istituzionale e dai nostri atteggiamenti sono poi arrivati segnali per un certo verso devastanti non tanto quanto imprevedibili, ma proprio per la loro continuità assurda con i comportamenti precedenti la pandemia:

  1. Il presidente delle Repubblica che manda un messaggio ai cittadini terremotati dell’Aquila nella ricorrenza dell’undicesimo anno dal tremendo terremoto che ha praticamente distrutto la città che suona amaramente canzonatorio rispetto alle aspettative ormai illusorie dei cittadini: “La ricostruzione de L’Aquila resta una priorità e un impegno inderogabile per la Repubblica…”
    Paradossalmente un messaggio così articolato sembra, considerate le inspiegabili lungaggini e le incomprensibili inefficienze, una garanzia di continuità per i mestatori del disastro e una presa in giro per i cittadini onesti;
  2. Il Premier Conte che parla di uno sforzo immane di 400 miliardi messi a disposizione dei cittadini mentre sta invece banalmente parlando di liquidità messa a disposizione “a debito” di imprese che già stanno operando in condizioni critiche.
    Non solo, ha persino la sfacciataggine di lanciare slogan del tipo “nuova primavera” e “bazooca” messo a disposizione delle imprese e dei cittadini;
  3. Zingaretti che parla di “Necessità di semplificare la burocrazia” mentre tutto questo capita e mentre sta uscendo l’illeggibile, farraginoso, contorto ed inapplicabile decreto liquidità.
    Mantra questo della semplificazione burocratica che bolla, nella testa dei cittadini, ogni politico quale un inutile cretino;
  4. La selva di esperti che sembrano più figli delle lobby che della scienza che esprimono ogni giorno pareri contrastanti persino rispetto a quello che hanno detto il giorno prima o due ore prima;
  5. La selva di provvedimenti e di atteggiamenti che sembrano fatti apposta per favorire le lobby e la possibilità aumentata della malavita di inserirsi ancora nel meccanismo gestionale, amministrativo, economico e finanziario;
  6. Scadenze e fasi annunciate in serie sparsa e senza una logica comprensibile che, da un punto di vista comunicativo e non solo, ottengono l’effetto di aumentare l’incertezza sul futuro personale e nazionale, di esacerbare in ognuno di noi il già alto tasso di ansia ed inevitabile stress quando non di impotenza assoluta;
  7. Le borse e la finanza che non chiudono mai e che muovono quantità incredibili di denaro decretando anche la definitiva chiusura di settori strategici per la vita civile ed umana del pianeta favorendo invece settori massificanti e devastanti per il futuro di noi umani cittadini del mondo e del pianeta stesso mentre noi tutti siamo congelati nella bolla della pandemia;
  8. Il paradosso, in epoca di information technology, della mancanza di dati comparativi sull’andamento dei decessi e delle malattie dirette ed indirette provocate dalla pandemia, sul perché negli ospedali e nelle strutture che di base dovrebbero essere luoghi protetti e sicuri il virus assuma effetti devastanti di morbilità, , ecc.;
  9. La mancata risposta a domande che tutti si fanno su come mai la pandemia, contro ogni previsione statistica, sembri diffondersi a macchia di leopardo con evidenti discontinuità;
  10. L’informazione giornalistica e televisiva che nello stesso momento in cui dichiara di voler combattere e di aborrire le fake news ci costruisce sopra e le usa, quando non le genera direttamente, come motivo portante delle sue valutazioni senza averle in alcun modo verificate!
    Questo comportamento, tra l’altro, favorisce l’instaurarsi di pericolose tendenze alla censura!
  11. I politici, presi a caso e in modo sparso che, avendo perso da tempo il rapporto diretto con la realtà e con il cittadino, esprimono reiteratamente, in una specie di tafazziano girone dell’inferno, slogan triti e ritriti senza mai dare l’idea di avere in merito una benché minima proposta o analisi proiettiva;
  12. L’Europa della ipocrisia estrema sembra sempre eterodiretta e risulta incapace di mettere in campo soluzioni percorribili, rapide e funzionali alla vita dei suoi cittadini e alla coesione, per non parlare di solidarietà tra gli stati membri;
  13. Il nostro comportamento di cittadini sempre pronti all’intransigenza verso i comportamenti altrui e sempre indulgenti verso le proprie intemperanze;
  14. Altro… tra cui il caporalato e il lavoro nero connesso;
  15. Altro… ad esempio il lavoro nero diffuso;
  16. Altro… ad esempio l’abitudine di prendere decisioni e di applicare provvedimenti “per interposto cittadino” consultando di preferenza organizzazioni sindacali, lobbisti e stake olders evitando così di fatto il rapporto diretto col cittadino e favorendo comportamenti di corruttela diffusa e pervasiva;
  17. Tutti comportamenti, abitudini ed atteggiamenti che danno corpo e vita ai peggiori incubi del nostro presente, passato remoto e recente.

Tornando quindi a noi, quello che vorremmo, è di poter, finita la tempesta,  definire questo periodo non come il periodo della “Pandemia da Coronavirus” ma come il periodo di “San Coronavirus” ossia il periodo in cui un virus inopinatamente caduto tra di noi ci ha costretti a fare un po’ (un bel po’) di pulizia locale e globale resettando il tutto in modo lineare e logico.

Per avere questo effetto taumaturgico di reset sia a livello locale sia a livello globale servirebbe fare cose semplici e lineari quali:

A livello economico:

  1. Premiare (finalmente) i comportamenti civili e rispettosi delle regole, dando denaro spendibile immediatamente a fondo perduto:
    1. alle imprese e ai lavoratori in proprio sulla base del fatturato dichiarato nella denuncia dei redditi dell’anno precedente o sulla base della corrente dichiarazione;
    2. Alle ditte che hanno appena aperto o erano in fase di apertura sulla base del fatturato presunto derivato da impegni assunti per il finanziamento della propria impresa o di business plan presentati per avere i medesimi finanziamenti;
  2. Far gestire queste autorizzazioni direttamente dai commercialisti che in qualche modo certificheranno la liceità delle richieste medesime;
  3. Far pagare l’IVA su quanto ricevuto;
  4. Usare il denaro ricevuto per pagare fornitori e dipendenti;
  5. Usare il denaro ricevuto per pagare le tasse locali e nazionali e ogni altra spesa connessa alla gestione della propria attività;
  6. Fare la prossima denuncia dei redditi inserendo come fatturato le somme ricevute.

Così facendo risulta semplice e rapida l’applicabilità di questi provvedimenti e sembra anche evidente che molta parte di quanto dato sarà restituito in modo diretto ed indiretto alla stato.

Risolta la questione economica immediata delle aziende in un modo che a noi sembra, nella sua banalità, semplice ci sono poi le situazioni, spesso border line e sommerse, non facilmente definibili cui andrebbe erogato un ammontare di denaro di tipo assistenziale ottenendo comunque il non trascurabile effetto di fare emergere queste situazioni spesso causa della vera povertà se non proprio economica almeno civile e sociale.

A livello sanitario, limitatamente alla pandemia e alla ripresa delle attività:

  1. Cercare in prima battuta, e diremmo in modo ossessivo, le possibili cure per questa patologia da coronavirus;
  2. Capire perché in certe zone il virus si sia sviluppato in modo così “virale” e in altre sia praticamente assente;
  3. Capire l’importanza di coinvolgere le attività sanitarie territoriali a partire dai medici di base cui dovremmo finalmente ridare il ruolo di primaria importanza che non avrebbe mai dovuto diminuire. Cosa che invece è avvenuta trasformandoli in amanuensi della ricetta e della cessione di responsabilità allo specialista di turno.
    L’università in contemporanea istituiva la specifica specializzazione di “Medicina generale” senza la quale non è possibile esercitare la professione di medico di famiglia!

A livello decisionale e comunicativo istituzionale dichiarare, coerentemente e col massimo della trasparenza:

  1. Che l’obiettivo principale ed imprescindibile è la ricerca di una cura attendibile e praticabile per combattere la patologia da coronavirus con buoni risultati come se fosse poco più o poco meno di una semplice influenza;
  2. Che il “liberi tutti” lo si potrà dare SOLO ED UNICAMENTE quando ci sarà la certezza di aver a disposizione la cura o un sistema di cure affidabile ed universalmente applicabile;
  3. Che quindi si navigherà a vista e che si smetterà di dare date comunque inattendibili;
  4. Che le decisioni del governo saranno prese e comunicate in modo conseguente alla messa in sicurezza e alla funzionalità del sistema sanitario e del sistema civile e sociale;
  5. Che in attesa di questo “liberi tutti” quello che dobbiamo fare è rispettare il distanziamento e le regole che saranno comunque chiare e modulate in base all’andamento della situazione ed analizzando attentamente gli eventi;
  6. Che in caso di recidiva dovremo avere il coraggio e soprattutto la prontezza di tornare allo step precedente.

Perché sottoponiamo questo lungo, complicato e comunque non esaustivo scritto che difficilmente, considerata la lunghezza,  sarà pubblicato dalla stampa?

La risposta è molto semplice: perché amiamo il nostro paese, amiamo i nostri concittadini, amiamo il nostro lavoro e amiamo il mondo in cui viviamo, ma soprattutto perché amiamo la nostra vita e vorremmo vedere un paese che mette in atto soluzioni lineari, trasparenti, percorribili, logiche,  consequenziali e congruenti e che cerca sempre il confronto reale e costruttivo con i cittadini.

Ecco, in questa bella ed unica Italia, in questa bella ed unica Ferrara come unici e belli sono tutti i paesi, i borghi e le città, la cosa che più ci manca è il contatto coi politici e con chi abbiamo delegato ad amministrarci che sembra invece caduto da Marte e non avere più nessun contatto reale con noi e con la nostra realtà quotidiana e che quindi prende decisioni avulse da ogni contesto come se noi non esistessimo.

Perché vogliamo ripartire insieme,  vogliamo essere coinvolti e partecipare fattivamente alla decisioni fin dall’insorgere dei problemi,
Riteniamo che oggi, come non mai prima, questo sia possibile utilizzando anche le tecnologie informatiche e i social!

Per ottenere questo serve pensare alla occasione unica che “San Coronavirus” ci offre e se non lo faremo in fretta l’Italia che avremo in cambio sarà un’Italia devastata dalla chiusura del tessuto sociale e produttivo dalla invasione della corruzione, dell’usura e della malavita con il conseguente diffuso abbandono dei territori!

Forse ce la possiamo fare!

Liana & Roberto
La Terra dell’Orso – e natura – Ferrara

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